Hai mutato il mio lamento in danza

Hai mutato il mio lamento in danza


Siate grati ai bambini che mettono a posto le loro cose,
e puliscono quello che hanno sporcato. Ci rendono così felici
che è triste vederli tornare a casa dai loro genitori.
[Fonte ignota]

Ho conosciuto il padre Divo Barsotti come l’uomo della gioia.
Non la gioia ridanciana e superficiale degli uomini di mondo, o quella maligna e satanica frutto del peccato, ma la gioia profonda che il Signore dà ai suoi amici (“Vi lascio la pace, vi do la mia pace, non come il mondo la dà” – Gv 14, 27). Il Padre sapeva ridere, sapeva sdrammatizzare, come sapeva commuoversi davanti ad un cipresso o davanti ad un problema di un suo figlio. Era bello vederlo, e ora tanti di lui ricordano quegli occhi luminosi, pieni di serena e pacata pace interiore.
Che bello sarebbe poter avere quella gioia puramente cristiana che hanno avuto i santi. Nelle arene pagane di Roma, rimanevano tutti stupefatti nel vedere morire i cristiani con volto di gioia. Eppure stavano morendo, e di che morte!

“Un cuore lieto fa bene al corpo, uno spirito abbattuto inaridisce le ossa” (Pr 17, 22). Attraverso i dolori della vita si impara che un cuore lieto fa bene al corpo. Una risata vale cento lamenti, anzi sembra addirittura che chi sa ridere vive più a lungo (infatti, se fa bene al corpo…).
Ma la gioia è una scelta di vita: non viene giù dal cielo da sola. Occorre cercare la gioia. Ogni cosa, infatti, può essere presa dal verso della lamentela, come anche dal verso della gioia: siamo noi a dover scegliere. Possiamo scegliere di cogliere le spine della delusione, del fallimento, della solitudine e dello sconforto che provengono dalla nostra situazione attuale, ma possiamo anche cogliere i fiori della Grazia divina, dell’amore assoluto, della presenza costante del Signore, della gioia infinita.
Quando dunque ci sembra che tutto vada storto, e che la vita ci riservi solo prove e ingiustizie, proviamo a ribaltare la situazione, e cerchiamo di vedere la nostra vita alla luce del Risorto. “Hai mutato il mio lamento in danza”, dice il Salmo, ma questa danza a volte rimane inespressa in noi. E rimane solo il lamento.


Il padre Barsotti conobbe delle prove, ma il messaggio che egli ci dà ha questo tenore: “Il mio messaggio è la gioia. Il dono del pane è poca cosa, quasi nulla. Si crede che sia tutto qui. Il problema economico è l’ultimo: il cristianesimo è messaggio di salvezza, è dono di luce, di vita, di gioia. Il cristianesimo soltanto dà quanto gli altri solo promettono; esso solo dà il Paradiso. Il Paradiso non è il pane, ma la certezza e la vita, e la vita cristiana è luce e bellezza, è il principio dell’eterna beatitudine” (La fuga immobile, pag. 142).

Giobbe fu un uomo che conobbe il dolore, e tuttavia nella sua storia si trova questa promessa: “Dio colmerà di nuovo la tua bocca di sorriso, e le tue labbra di gioia” (Gb 8, 21).
La croce di Nostro Signore non è la parola ultima sulla vicenda umana. Egli morì in croce per la salvezza del mondo, poi resuscitò dai morti. Il Padre Eterno lo stabilì così in modo che potessimo anche ridere e gioire, grati al Signore per averci dato la salvezza e la vita eterna. Possiamo essere cristiani allegri grazie a ciò che Egli ha fatto per noi.

Alcuni pensieri trovati, qua e là, in proposito:

  • A volte penso di capire tutto, poi riprendo coscienza (A. Brilliant);
  • Non prendere la vita così sul serio. Non ne uscirai mai vivo (Fonte ignota);
  • Alcune persone, per quanto invecchino, non perdono mai la loro bellezza: semplicemente la trasferiscono dal viso al cuore (F. i.);
  • Quando ti alzi, per prima cosa, mangia un rospo vivo. Nel corso della giornata non potrà capitarti niente di peggio! (F. i.);
  • Se allevare bambini fosse facile, non sarebbe mai incominciato con qualcosa che si chiama “travaglio” (F. i.);

Il comandamento è di vivere: e la vita è amore, pienezza di gioia (D. Barsotti, La fuga Immobile).

P. Serafino Tognetti – Comunità dei figli di Dio

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