Il mistero della Redenzione

Il mistero della Redenzione
Redenzione

È il mistero cristiano che si esprime in questa legge. Nella prima creazione Dio creò, moltiplicando le cose; dall’unità il processo divino passa alla molteplicità, ad una molteplicità sempre più varia, sempre più ricca di forme. Nella seconda creazione, al contrario, da questa molteplicità, da questa frammentarietà di una situazione divisa anche dal peccato, frantumata anche dal male, la parola divina chiama verso l’unità. Tutta quanta la creazione divina diviene un solo Cristo; Cristo, l’Unico, la salva in se stesso, assumendola in sé, portando egli stesso il peso di tutti i peccati, divenendo solidale con tutto l’universo dinanzi al Padre. Questo processo, dalla molteplicità all’unità, continua e diviene pienamente reale attraverso la Chiesa. Certo, nella medesima misura in cui siamo in Cristo, in cui ci trasformiamo in lui, dobbiamo operare anche per questa unità, per questa unificazione.

Non siamo salvi se non è salvo con noi l’universo, diceva Péguy. È vero, perché la nostra salvezza non è che una partecipazione al mistero di una redenzione universale. Ora, questo della redenzione cristiana è il mistero per cui, nell’unità di Cristo, tutto quanto è salvato. Non posso partecipare a questo mistero di redenzione che nella misura in cui io stesso divengo solidale veramente col mondo, nella misura in cui riunisco in me tutta quanta la creazione, assumendo tutto il peso delle sue angosce, del suo dolore, del suo male, della sua miseria, del suo peccato, e rispondendo di tutto dinanzi a Dio. I pochi salvano i molti.

Ci domandiamo sempre perché Nostro Signore agisca in un modo così curioso. Perché è veramente curioso il modo di agire di Dio. Dopo duemila anni siamo come all’inizio; pochi santi, un discreto numero di anime buone, una grande moltitudine di cristiani di nome e una moltitudine sterminata di anime che non conoscono il Cristo. È fallito il Cristianesimo? Continua il mistero di Uno che salva tutti, dei pochi che salvano i molti.

Cristo è sempre presente, nella Chiesa, nella storia del mondo, ed è presente nel Sacrificio per cui assume la creazione, e si addossa la miseria e i peccati del mondo: «Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, miserere nobis». Nella Messa, Gesù non è presente soltanto per la sua nascita da Maria, per i miracoli che ha compiuto in favore dei lebbrosi e dei ciechi: è presente nel mistero di una morte per effetto della quale egli assume tutto il peccato umano e lo cancella in sé. «Agnus Dei, qui tollis peccata mundi»: tutti egli li prende sopra di sé. Veramente la Messa è la salvezza dell’universo; in ogni istante Gesù rimane vivo, l’Unico che salva tutti. E poiché noi dobbiamo essere in lui, non possiamo vivere altro che questo stesso mistero. Ecco l’impegno per noi: non di separarci dagli altri, non di sentirci diversi, non di rigettare il peso della miseria e del peccato umano, ma caricarcene totalmente per risponderne a Dio.

Voi mi dite: «Non è orgoglio, in fondo, tutto questo? Non dobbiamo piuttosto badare ad espiare il nostro peccato piuttosto che quello degli altri? Come osiamo investirci di questa responsabilità e voler rispondere del peccato umano quando noi stessi siamo così peccatori?». È vero, di fatto non possiamo rispondere a questo dovere che nella misura in cui siamo santi. Appunto nella stessa misura in cui siamo chiamati alla perfezione, siamo anche chiamati ad assumerci questo peccato.

Al limite estremo, quando fossimo santi come Gesù, anche noi dovremmo caricarci di tutto il peccato umano, come lui. Possiamo riparare poco, e ripariamo poco effettivamente, proprio perché non siamo nel Cristo, perché estremamente imperfetta è la nostra unione con lui. Quanto più saremo nel Cristo, tanto più potremo dunque rappresentare l’umanità peccatrice, essere solidali con questa umanità per salvarla innanzi al Volto di Dio. Così, quando abbiamo espiato i nostri peccati, si inizia per noi il vero martirio. Santi della santità di Gesù, diveniamo vittime immolate che si offrono al Padre per ottenere misericordia. Quando per questa via saremo santi della santità di Gesù, in questa santità si realizzerà l’unità nostra con Cristo e con tutti i fratelli, perché non ci separeremo più da loro, ma vorremo che la loro condanna sia la nostra, parteciperemo al loro castigo, sopporteremo il peso dell’universale peccato. Nessuna dottrina teologica rivela più di questa la nostra unità con gli uomini, manifesta maggiormente l’infinita carità di Dio e dice meglio la dignità del cristiano, chiamato a collaborare con Dio per sollevare il mondo e farlo partecipe della santità e della gloria di Dio.

Tratto da “La mistica della riparazione” – Autore Divo Barsotti

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