L’origine delle malattie

È attraverso la pratica delle virtù che l’uomo acquista la somiglianza con Cristo. Gli sono state date in germe, ma lui ha il compito di farle crescere fino al loro pieno sviluppo: in ciò consiste la realizzazione della somiglianza.

Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” (Gen 1,26): è la Santissima Trinità che ha voluto l’uomo partecipe della vita trinitaria. Nell’uomo dunque risplendono le caratteristiche della Trinità, perché la divinità è una per natura nel Padre, nel Figlio, nello Spirito Santo. E le virtù (chiamate anche perfezioni, grazie, energie) per mezzo delle quali avviene la partecipazione dell’uomo alla natura divina, sono le virtù comuni a tutte le Persone della Trinità. Secondo la volontà del Padre, l’azione del Figlio è quella di donare l’essere alle creature, e l’azione dello Spirito è quella di perfezionarle. Così l’immagine e la somiglianza di Dio nell’uomo è voluta dal Padre, realizzata dal Figlio, compiuta nello Spirito Santo.

È lo Spirito che comunica a ogni membro del Corpo di Cristo la pienezza della divinità. L’uomo dunque deve vivere secondo lo Spirito, deve condurre un’esistenza spirituale.

L’uomo è stato creato come spirito, anima e corpo perché egli accolga in sè lo Spirito e sia così completamente spiritualizzato.

“L’uomo vero che è in noi è l’uomo spirituale”, scrive Clemente d’Alessandria. Se non vive nello Spirito di Dio l’uomo non è completamente uomo: è un uomo incompleto, imperfetto, e tutto il suo essere è come morto.

Quando lo Spirito viene a mancare all’anima, l’uomo resta psichico e carnale, perciò imperfetto, perché il corpo è soltanto una parte dell’uomo. Anche l’anima da sola non è tutto l’uomo, ma soltanto una parte di esso. Neppure lo spirito è tutto l’uomo. L’uomo perfetto, l’uomo integrale, l’uomo spirituale è costituito dall’unione di spirito, anima e corpo

Secondo i Padri, la salute per l’uomo consiste nell’adeguarsi alla sua vera natura, che consiste nel realizzare la perfezione del proprio essere voluta da Dio, conformandosi al Cristo nello Spirito.

La vita naturale e normale dell’uomo è perciò la vita in Cristo.

Poiché dunque l’uomo è naturalmente fatto per tendere a Dio, la sua salute consiste nel vivere in conformità alla propria natura.

La virtù è perciò lo stato naturale dell’anima.

Solo attraverso la pratica delle virtù, e in particolare della carità, l’uomo è reso capace della conoscenza-contemplazione spirituale del cielo, conformemente alla finalità della sua natura.

San Talassio dice: ” La salute dell’anima è la conoscenza”.

La contemplazione di primo grado è quella “naturale”, che deriva all’uomo da una conoscenza delle creature e lo eleva fino al loro Creatore. È nella conoscenza-contemplazione di Dio stesso, che è un dono di Dio e si compie per mezzo dello Spirito, che l’uomo raggiunge il grado più alto di perfezione al quale egli è chiamato per natura, poiché è in questa “visione” di Dio che l’uomo è pienamente deificato.

L’uomo ora non è più “virtuoso”: è malato, e poiché si illude di essere sano disprezza anche solo il concetto di “virtù”.

Cos’è che ha fatto ammalare l’uomo? Dio lo voleva perfetto, e l’aveva creato a sua immagine, lo aveva dotato di una libertà assoluta che gli permetteva di partecipare egli stesso alla propria deificazione. Cos’è dunque successo?

È successo che, poiché l’uomo non sarebbe stato perfettamente libero se non avesse avuto la possibilità di scegliere Dio con la sua volontà personale, perché in tal modo sarebbe stato soltanto una marionetta, Dio gli ha dato la possibilità di sceglierlo o di rifiutarlo.

E l’uomo, con la sua libera volontà, non ha scelto Dio, ma se stesso, la sua affermazione; non si è fidato di Dio, ma l’ha sfidato e a Dio ha preferito l’inganno del serpente.

La tentazione era dunque implicita in questa assoluta libertà e nella volontà di Dio di rendere l’uomo partecipe della propria deificazione. Come scrive san Giovanni Damasceno, “occorreva che l’uomo fosse messo alla prova: né provato né tentato, l’uomo non è degno di alcun rispetto”, perché non potendo esercitare la sua volontà non sarebbe libero.

Adamo è stato creato completamente buono da Dio.

Nel paradiso terrestre, nella sua condizione naturale, l’uomo viveva integralmente nel Bene.

Il male esisteva solo nel serpente, incarnazione di Satana, e questo non poteva raggiungere in alcun modo la creazione fintanto che Adamo ne rimaneva il re (Gen 1,28-30); Satana non possedeva alcun potere sul primo uomo, e non poteva fare altra cosa se non quella di tentarlo. La tentazione rimaneva senza alcuna conseguenza fintanto che l’uomo rifiutava di acconsentirvi.

La tentazione è consistita nelle parole che il diavolo ha detto ad Adamo e ad Eva: “Diventerete come dèi” (Gen 3,5).

Satana proponeva loro di diventare “come dèi”, cioè altri dèi, indipendentemente da Dio: ossia di essere dèi senza Dio.

Il peccato di Adamo fu di cedere alla suggestione del Maligno, di volere cioè farsi Dio da se stesso, di volere autodeificarsi.

Questa affermazione di assoluta autonomia, questa volontà di superare Dio e prendere il suo posto, o di erigersi come un altro dio di fronte a Lui, costituiva un rifiuto di Dio.

La partecipazione di Adamo alla vita divina supponeva la collaborazione della sua volontà libera: allontanandosi da Dio, Adamo si privò della grazia che costituiva la vera vita della sua natura.

Dio aveva detto ad Adamo e ad Eva del frutto dell’albero che stava nel giardino: “Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete” (Gen 3,3).

Dio aveva chiesto un atto di obbedienza: obbedendo, Adamo ed Eva avrebbero dimostrato a Dio la loro fiducia in Lui e nel Suo amore, e Lo avrebbero scelto.

Al contrario il serpente aveva promesso: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male” (Gen 3,4-5). Il Maligno insinua il sospetto che Dio abbia posto questo divieto non come prova di fiducia in Lui, non come possibilità di una libera scelta, ma per gelosia: come se Dio temesse il potere che potrebbe acquistare l’uomo, e lo vedesse come un probabile rivale.

E l’uomo, allora come oggi ingannato sul valore più grande che ha ricevuto, la libertà, cade nel tranello: si illude di poter essere dio, non accetta imposizioni e crede alla menzogna.

Le conseguenze del peccato, cioè della disobbedienza, rivelano il carattere menzognero della promessa diabolica: staccato dalla Fonte di ogni vita l’uomo cade nella morte; morte futura del suo corpo (che era stato creato potenzialmente incorruttibile) e morte immediata della sua anima, cioè la separazione dell’anima da Dio.

Con il peccato è entrata nel mondo la morte, e ha sconvolto la vita umana. Dal suo allontanamento da Dio deriva per l’uomo ogni male: egli perde tutti i beni divini dei quali già partecipava, e che per natura era chiamato a possedere in pienezza.

Allontanandosi da Dio, negandolo e ignorandolo, l’uomo si allontana dalla sua natura autentica e dal suo vero fine, sconvolge tutte le sue facoltà naturali originariamente orientate verso Dio, e in questo modo fa deviare le tendenze della sua natura.

Poiché tutto il suo essere non è più rivolto verso il suo scopo normale, e la sua anima e il suo corpo non realizzano più la loro condizione naturale di unione con Dio, da questa separazione da Dio derivano per l’uomo i disordini più gravi. Egli viene a trovarsi in un equilibrio instabile e in un disordine spaventoso dell’anima e del corpo. Se le malattie del corpo hanno come causa soprattutto qualche disordine interno, a maggior ragione questo avviene per le malattie dell’anima. Infatti, mentre le malattie del corpo sono appannaggio della nostra natura, le malattie dell’anima dipendono dalla nostra volontà.

https://www.parva.it/guarire-l-anima.php

Precedente Salute e malattia Successivo Almeno tu amami!