L’uomo è malato

Una guarigione spirituale è possibile?

L’uomo è malato. Soffre perché è malato, e ha paura di soffrire perché sente dentro di sé l’esigenza profonda della felicità.

Cerca con tutte le sue forze di essere felice, e a volte si illude di esserci riuscito, ma prima o poi tutto crolla di nuovo e problemi nuovi lo opprimono, e situazioni difficili tornano ad  angosciarlo.

Soprattutto, sa di andare inevitabilmente incontro alla morte.

Può tentare di scacciarne il pensiero, può cercare ogni mezzo per distrarsi, ma nel suo profondo sa che la sua vita qui sulla terra avrà una fine. E questo lo terrorizza.

Ma il fine del cristianesimo non è la morte: è la deificazione dell’uomo. “Dio si è fatto uomo perché l’uomo divenisse Dio“. Questa è la formula con la quale i Padri, per secoli, hanno riassunto il significato dell’Incarnazione del Verbo.

Dio si è fatto uomo per guarirmi.

Gesù, il Cristo, è l’unico uomo che può veramente guarirmi.

Facendosi uomo, e unendo nella sua Persona divina, senza confondere né separare la natura divina e quella umana, Egli ha ricondotto la natura umana al suo stato primitivo, alla integrità perduta col peccato, e inoltre l’ha ricondotta alla perfezione alla quale essa è destinata: la perfetta somiglianza con Dio, la partecipazione alla natura divina. Egli ha così permesso a ogni persona, che nella Chiesa suo corpo è unita a Lui per mezzo dello Spirito, di divenire Dio per grazia.

L’opera redentrice del Cristo, che in particolare consiste nella sua Passione, Morte e Resurrezione, costituisce il momento essenziale della nostra salvezza: il Dio-uomo ha liberato la natura umana dalla tirannia del diavolo e dei demoni, ha distrutto il potere del peccato, e ha vinto la morte, abolendo così tutte le barriere che dopo il peccato originale separavano l’uomo da Dio e gli impedivano di unirsi pienamente a Lui.

Il pensiero teologico occidentale ha interpretato quest’opera redentrice e salvifica del Cristo in termini essenzialmente giuridici.

Ma il Cristo non è una teologia, non è una religione, non è un mito: è una Persona. Cristo è il “redentore”, cioè il guaritore, il liberatore, il salvatore dell’uomo.

Si dimentica troppo spesso che il verbo “salvare”, spesso usato nel Nuovo Testamento, non significa solo “liberare“, ma anche “guarire”, e che il termine “salvezza” indica non solo la liberazione, ma anche la guarigione. Il nome stesso di Gesù significa “Jhwh salva”, cioè “guarisce”. Cristo stesso si presenta come un medico. E come tale spesso i profeti lo annunciano.

I Padri, fin dai primi secoli, gli attribuiscono il nome di medico, “medico delle anime e dei corpi”, sottolineando che egli è venuto a guarire tutto l’uomo.

Se il Cristo appare come un medico e la salvezza che Egli porta come una guarigione, vuol dire che l’umanità è proprio malata.

L’ascesi (che significa “allenamento”) è un processo di guarigione dell’uomo. Si è colpiti, leggendo i Padri, nel constatare che per descrivere le diverse modalità dell’ascesi essi ricorrono molto spesso a categorie mediche, al punto tale che l’ascesi è stata definita, come la medicina, una “tecnica”.

I Padri definiscono l’ascesi anche secondo le categorie della lotta, del combattimento, dell’allenamento.

Come la medicina, l’ascesi ha lo scopo di attaccarsi alle cause delle malattie, di lottare contro le malattie, e di vincerle, utilizzando l’attuazione di una strategia e l’impiego di un arsenale terapeutico.

Vi è un’analogia naturale tra le malattie corporee o psichiche e le malattie spirituali. Le categorie mediche usate sono perfettamente adeguate. La natura umana, decaduta in seguito al peccato, è davvero malata spiritualmente, ed è una vera guarigione della natura quella che si realizza nel Cristo per lo Spirito tramite la vita sacramentale e l’ascesi.

La psicologia si limita a spiegare le malattie dell’anima partendo dalla storia personale; cerca le cause del male nel passato dell’individuo e, aiutandolo a riconoscere e ad osservare le ferite del passato, lo guida poi ad elaborarle, in modo da renderle inefficaci per il futuro. Poiché anima e corpo interagiscono, le malattie spirituali influiscono sulla salute del corpo, e lo stato d’animo che esse instaurano nella persona determinano la sua capacità di reagire alla malattia, sia essa spirituale che fisica.

I Padri del deserto non si interessano di come un certo male è sorto nell’infanzia, ma lo descrivono nella sua realtà presente, per poterlo affrontare nel presente e sconfiggerlo.

Il male non viene mai da Dio, ma sempre dai demoni: i Padri perciò osservano il male così come si presenta, cercano di comprenderne la struttura, e analizzano il modo di agire dei demoni per poterli combattere. Cercare la spiegazione di ciò che ci affligge soltanto nella propria storia personale passata rischia di precluderci la via della salute, perché in questo modo si declinano le proprie responsabilità e si offre al male la possibilità di continuare a disturbarci.

Le malattie spirituali sono le passioni.

“Passione” deriva da “patire”, e significa subire passivamente: essere in balia dei sensi, essere schiavi dei propri istinti, dipendere anche con sofferenza dalle esigenze della carne, essere attaccati ai beni terreni, essere condizionati dalle leggi del mondo; in altre parole, non essere più liberi.

In ogni passione è nascosta una forza che può arrivare a dominare l’uomo: è questa la tecnica dei demoni.

Soffocare le passioni che ci opprimono, o cercare di ignorarle, è pericoloso: quanto più si cerca di soffocarle, tanto più esse si rafforzano. Affrontare le passioni nel modo giusto è perciò la condizione della salute.

I demoni si servono di una ferita subita nell’infanzia, di una umiliazione, di una ingiustizia o di un atteggiamento inadeguato di fronte alla vita per infondere il male nell’anima.

Spesso succede che gli aspetti oscuri della propria esistenza vengano rimossi e proiettati sugli altri. Questo meccanismo della “proiezione”, per cui scagliamo sugli altri e vediamo in loro il male che non vogliamo riconoscere in noi, ci rende ciechi di fronte alla nostra situazione, ci rende prigionieri del nostro inconscio caotico, e ci circonda di fantasmi, perché ci mostra gli altri come non sono, e in tal modo inquina le nostre relazioni. In questo senso i Padri dicevano che “ogni uomo è specchio dell’altro”: quando l’io è malato, rifiuta di riconoscere le sue malattie e le proietta nell’altro, e così incolpa e accusa l’altro di ciò che in realtà riguarda lui stesso.

La psicologia può aiutarci a vedere ciò che da soli non riusciremmo a vedere; può aiutarci a far luce su certi nostri lati oscuri, sulle radici di certi nostri problemi, su ciò che nel passato può averci ferito o su ciò che nel presente non saremmo disposti a riconoscere, ma poi si ferma qui. La soluzione radicale non può offrirla la psicologia, ma il medico per eccellenza, Gesù. È Lui che può tutto.

È importante però riconoscersi malati, accettare di vedere le proprie malattie, e lasciarsi curare.

La salute dell’anima è strettamente legata alla saluta del corpo: non è efficace preoccuparsi soltanto della salute del corpo, anzi, è prima di tutto l’anima che va osservata, conosciuta, curata.

Poi ne beneficerà anche il corpo.

I Padri presentano la terapia dell’anima in modo sistematico e metodico, rivelandola come una vera medicina spirituale per l’uomo totale. Per questo essi sono abitualmente chiamati “medici”.

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